Alterazioni nell’equilibrio della enorme popolazione di microrganismi presente nel nostro intestino possono avere conseguenze importanti: la disbiosi è un problema di cui soltanto negli ultimi tempi si è capito il reale impatto sulla nostra salute.

Il nostro intestino è un posto affollato, popolato da circa 100.000 miliardi di batteri appartenenti a oltre 1000 specie diverse. L’insieme di questi microorganismi, un tempo definito flora batterica intestinale, è oggi chiamato microbiota intestinale.

La relazione tra il nostro organismo e il microbiota è una relazione di simbiosi, una situazione decisamente vantaggiosa per entrambi: il nostro ruolo è di fornire un ambiente caldo, protetto e ricco di cibo ai batteri che, in cambio, contribuiscono alla nostra salute in molte maniere diverse, sia producendo preziosi nutrienti, sia stimolando e modulando la funzione immunitaria intestinale.

La maggior parte di questi microrganismi sono degli anaerobi stretti, batteri che possono crescere soltanto in assenza di ossigeno, più abbondanti di almeno due o tre ordini di grandezza degli anaerobi facoltativi e degli aerobi.

Gli studi più recenti stimano che siano presenti oltre 50 phylum batterici, con netto predominio di Bacteroidetes e Firmicutes, mentre Proteobacteria, Verrucomicrobia, Actinobacteria, Fusobacteria, e Cianobacteria sono presenti in numero minore.

La presenza del microbiota varia lungo il tratto gastrointestinale, con il massimo della densità raggiunto nel colon, dove si possono trovare da cento a mille miliardi di cellule batteriche per ogni grammo di contenuto. Diversa è anche la distribuzione delle varie specie: nel tenue predominano sopratutto Bacilli, una classe di Firmicutes, e Actinobacteria, mentre nel colon troviamo Bacteroidetes e Lachnospiraceae, famiglia dei Firmicutes. Infine abbiamo importanti variazioni anche tra il lume intestinale, dove abbondano Bacteroides, Bifidobacterium, Streptococcus, Enterococcus, Clostridium, Lactobacillus e Ruminococcus, e la mucosa intestinale dove predominano Clostridium, Lactobacillus e Enterococcus.

La maggior parte di questi batteri svolge un ruolo decisamente positivo, tuttavia sono presenti alcune specie che possono essere dannose per l’ospite, perlomeno in condizioni particolari.

Cosa è la disbiosi

In un soggetto sano esiste tutta una rete di scambi continui tra l’ospite e il microbiota intestinale, una rete che assicura il mantenimento di un buon equilibrio vantaggioso per entrambi, tanto che si parla di microbioma, indicando così il complesso sistema formato dall’opsite e dai microrganismi presenti. Il microbiota crea una barriera che protegge l’ospite dalla invasione da parte di specie patogene, stimola e modula l’azione del sistema immunitario e produce numerose sostanze, soprattutto alcuni acidi grassi a catena corta, soprattutto butirrato, essenziali per il benessere delle cellule della mucosa intestinale. Studi recenti mostrano che il microbiota è in grado di interagire anche con altri organi, tra i quali il cervello, fatto che ha portato al fiorire di un gran numero di lavori il cui scopo è di chiarire la natura di queste interazioni e l’importanza che rivestono per lo stato di salute dell’ospite.

I problemi cominciano quando il delicato equilibrio che esiste tra le varie specie che costituiscono il microbiota viene rotto. In questo caso si parla di disbiosi, definita come:

  • una alterazione della composizione batterica del microbiota;
  • una variazione delle attività metaboliche dei batteri presenti;
  • un cambiamento della distribuzione dei batteri lungo l’apparato digerente.

Sono descritti tre diversi tipi di disbiosi:

  1. perdita di batteri benefici;
  2. sovracrescita di batteri potenzialmente patogeni;
  3. perdita complessiva di diversità batterica, con riduzione del numero delle specie presenti.

Spesso tipi diversi di disbiosi coesistono contemporaneamente e le conseguenze di queste alterazioni possono essere molto importanti e decisamente poco piacevoli.

Disbiosi intestinale: i rischi per la salute

Si ritiene che la disbiosi intestinale possa avere un ruolo nella genesi di diverse malattie tra cui le patologie infiammatorie dell’intestino, l’obesità, il diabete, il cancro e anche l’autismo. La ricerca in questo ambito è cresciuta molto negli ultimi anni e la enorme mole di dati raccolta evidenzia l’enorme importanza che ha il microbiota intestinale per la nostra salute.

Malattie infiammatorie dell’intestino

Morbo di Crohn e Rettocolite ulcerosa sono le due più importanti malattie infiammatorie dell’intestino. Un aumento di alcune specie patogene, Mycobacterium avium paratuberculosis, alcuni ceppi di Escherichia coli e Clostridium difficile è associato a queste patologie pur non presentando una stretta relazione causale. In queste malattie è infatti difficile capire se la disbiosi è un fattore di rischio per lo sviluppo della patologia o invece una conseguenza dei processi infiammatori.

In ogni caso in questi soggetti si registra una diminuzione netta dei due gruppi principali, Firmicutes e Bacteroidetes, e un aumento della famiglia delle Enterobatteriacee. Tra le specie netto è l’aumento per Ruminococcus gnavus mentre si ha un deciso decremento per Faecalibacterium prausnitzii e Bifidobacterium adolescentis.

Secondo alcuni autori lo sviluppo di queste patologie infiammatorie  sarebbe favorito dalla riduzione delle specie che producono butirrato, sostanza essenziale per il benessere della mucosa intestinale, con aumento delle specie in grado di ridurre lo zolfo, grandi produttrici di acido solfidrico, sostanza tossica in grado di inibire ulteriormente la produzione di butirrato. Ne consegue una alterazione della permeabilità della mucosa che, in individui suscettibili, genererebbe la risposta immunitaria alla base dei processi infiammatori tipici di queste malattie.

La disbiosi è caratterizzata anche da un aumento delle specie in grado di utilizzare l’ossigeno, in genere in netta minoranza, con un aumento della produzione dei composti reattivi dell’ossigeno, sovracrescita degli anaerobi facoltativi e peggioramento della condizione di disbiosi.

Il microbiota intestinale partecipa anche al metabolismo dei sali biliari, modulando l’assorbimento del colesterolo e la formazione di composti derivati che hanno attività antinfiammatoria. Nelle disbiosi associate alle patologie infiammatorie cala il numero di batteri in grado di partecipare a questi processi, un altro importante fattore in grado di contribuire all’aumento dei processi infiammatori.

Obesità

Numerose ricerche hanno evidenziato che l’obesità è accompagnata da importanti alterazioni del microbiota: in particolar modo nei soggetti obesi si registra una diminuzione dei Bacteroidetes e un aumento dei Firmicutes, con l’entità delle alterazioni che pare essere direttamente correlata con la quantità di tessuto adiposo accumulata. Anche in questo caso ci sono studi in corso per stabilire se queste alterazioni siano una causa o una conseguenza dell’obesità, tuttavia interessanti lavori su modello animale sembrano indicare un ruolo causale per la disbiosi. Somministrando la medesima dieta ricca di grassi a topi normali e topi privi di microbiota si è visto che soltanto i primi aumentano di peso. Se si trapianta il microbiota dei topi normali nell’intestino dei topi che ne sono privi, anche questi, in breve, diverranno obesi. Analogamente il trapianto del microbiota di topi magri in topi obesi ha evidenziato un miglioramento delle condizioni di questi ultimi.

Anche nelle disbiosi associate all’obesità si ha una diminuzione delle specie che producono acido butirrico e altri acidi grassi a catena corta, sostanze che si ritiene possano ridurre l’accumulo di grassi a livello del tessuto adiposo. Inoltre la disbiosi favorirebbe il passaggio in circolo di antigeni batterici, soprattutto lipopolisaccaridi (LPS),  con aumento dei processi infiammatori sistemici e alterazione di importanti