Il nostro sistema immunitario ci protegge ogni giorno da invasioni e pericoli, un lavoro complesso che richiede grandi quantità di energia e materie prime. Esiste una relazione tra dieta e sistema immunitario: certi nutrienti sono essenziali per garantire delle efficaci difese e una loro carenza può ridurre in misura rilevante la capacità di far fronte all’invasione di patogeni.

Il sistema immunitario è una  complessa rete di strutture, elementi cellulari, mediatori chimici che svolge una molteplicità di funzioni: ci protegge costantemente da un’enorme varietà di patogeni; combatte le infezioni; discrimina con notevole precisione, mostrando un’enorme flessibilità,  tra le sostanze e i microrganismi che possono essere una reale minaccia e quante non lo sono e possono quindi essere tollerate; è in grado di riconoscere ed eliminare cellule cancerose; mantiene un aggiornato “schedario” di tutti gli antigeni con cui è entrato in contatto, in modo da poter entrare immediatamente in azione nel momento in cui questi dovessero ripresentarsi, una vera e propria memoria cui le vaccinazioni devono la loro notevole efficacia.

Questa complessità comporta ovviamente problemi, quando la risposta immunitaria è insufficiente e lascia spazio all’azione di patogeni o cellule cancerose, o quando indirizzata verso il bersaglio sbagliato, come avviene nelle  allergie, nelle quali la reazione, più o meno marcata, è rivolta verso antigeni innocui, come polline o proteine presenti in alcuni alimenti, oppure nelle patologie autoimmuni,  nelle quali l’attacco è indirizzato verso tessuti sani,  con danni più o meno estesi e lesioni fortemente invalidanti o addirittura letali.

Appare quindi evidente come sia necessario creare le condizioni necessarie a garantire la miglior efficienza possibile del sistema immunitario, fornendo l’energia necessaria, enorme in caso di infezione, e le sostanze indispensabili alla sintesi e al funzionamento ottimale di tutti gli elementi che ne fanno parte.

Dieta e sistema immunitario: è possibile potenziare le difese immunitarie con cibi o integratori mirati?

C’è un legame stretto tra dieta ed efficienza del sistema immunitario. Ma non bisogna pensare che esistano cibi o integratori  in grado di potenziare – come amano dire certi imbonitori – le difese immunitarie, permettendo la distruzione completa e inesorabile di ogni patogeno. Piuttosto la dieta diventa determinante quando ci sono reali stati di carenza di specifici nutrienti, mentre l’eccesso può non dare i rusultati sperati; anzi, spesso riserva cattive sorprese

Come funziona il sistema immunitario

Il mondo che ci circonda è un posto spaventoso, pieno di minacce letali, molte delle quali microscopiche: parassiti, batteri e virus. Il sistema immunitario ci protegge da questi invasori con una triplice linea di difesa: una barriera fisica, costituita dalla pelle e dalle mucose che rivestono l’apparato digerente, respiratorio e uro-genitale; una di natura chimica, rappresentata da lacrime, secrezioni, muco e acidi gastrici; una costituita da cellule specializzate, dai fagociti ai leucociti,   e dalle sostanze che alcuni di essi producono, gli anticorpi.

Quando il nostro organismo è minacciato da un patogeno invasore scatta la risposta immunitaria, che coinvolge due sottosistemi distinti, caratterizzati da tempi e modalità di azione molto diverse.

Sistema immunitario innato

Molto più antico dal punto di vista evolutivo, è in grado di attivarsi contro i patogeni anche senza che sia avvenuto un precedente contatto, e lo fa in tempi molto rapidi, entro 12 ore dall’invasione dell’agente infettivo: è responsabile dell’immunità innata.

Una componente importante del sistema è quella meccanica, che comprende le strutture e le sostanze che formano una barriera che impedisce l’ingresso dei microrganismi: pelle e mucose, secrezioni, bile e acidi gastrici, lacrime e saliva.

La componente cellulare è rappresentata da numerosi tipi cellulari — fagociti, macrofagi, mastociti ed eosinofili, cellule dentriditche e cellule NK (Natural killer) — che attivano sistemi complessi come quelli del complemento, con l’obiettivo di eliminare gli intrusi prima che possano causare problemi.

Si tratta di una prima linea di protezione le cui cellule, grazie a recettori presenti sulla propria membrana (PPR, Pattern Recognition Receptors), possono riconoscere i patogeni legandosi a componenti caratteristiche di parassiti, funghi, batteri e virus note come profili molecolari associati ai patogeni (PAMP pathogen-associated molecular patterns).

I PAMP sono strutture presenti esclusivamente sui patogeni e del tutto assenti nelle cellule umane: si tratta di acidi nucleici, lipopolisaccaridi, lipidi e lipoproteine, molecole essenziali per la sopravvivenza dei microrganismi e quindi altamente conservate e poco suscettibili a mutazioni che possano permettere all’invasore di sfuggire alle difese dell’ospite.

Quando una delle cellule del sistema immunitario innato si lega a un PAMP viene attivata un’intricata rete di segnalazione, con produzione di citochine, chemochine e interferone. L’organismo viene allertato della presenza di invasori esterni e scatena una risposta infiammatoria locale caratterizzata da arrossamento, gonfiore, calore e dolore.

Un ruolo importante è svolto dai macrofagi che non solo distruggono i microrganismi con enzimi lisosomiali, radicali liberi e ossido nitrico, ma processano e presentano gli antigeni ai linfociti Th, in grado di attivare la risposta immunitaria specifica.

La risposta immunitaria innata è rapida, ma manca di specificità e quindi risulta meno efficace dalla risposta adattativa; permette tuttavia di guadagnare tempo e mettere in campo la seconda linea di difesa, mirata ed efficiente.

Sistema immunitario adattativo

Un sistema molto più evoluto, caratteristico dei soli vertebrati, è in grado di riconoscere in maniera specifica un patogeno e di ricordare l’incontro, conservando la memoria dell’intruso in maniera da poter dare una risposta molto rapida nel caso si verifichi una esposizione successiva.

La risposta immunitaria adattativa o specifica si basa sul riconoscimento di antigeni — sostanze estranee in grado appunto di indurre questo tipo di risposta — da parte di cellule specializzate, i linfociti. Esistono più classi di linfociti, ognuna delle quali è responsabile di aspetti diversi  del complesso sistema.

A seconda dell’organo in cui maturano i linfociti sono suddivisi in due grandi gruppi: i linfociti T, maturano nel timo, un organo linfatico che si trova dietro lo sterno, molto sviluppato nei bambini, destinato ad una progressiva atrofia negli adulti; i linfociti B, si formano nel midollo osseo per maturare quindi a livello della milza e nei vari organi linfoidi.

Esistono diversi tipi di linfociti T:

  • i linfociti T citotossici o CD8+ attaccano e distruggono cellule infettate da microrganismi e cellule tumorali;
  • i linfociti T helper o CD4+ coordinano la risposta degli altri elementi cellulari del sistema immunitario: a loro volta sono suddivisi in diversi sottoclassi — TH1, TH2, TH3, TH17 — ognuna delle quali produce particolari citochine responsabili di aspetti diversi della risposta immunitari. I linfociti TH1 producono interferone gamma e sono molto importanti nella risposta antivirale; i linfociti TH2 producono diverse interleuchine e sono coinvolti nella risposta umorale e contro parassiti; i linfociti TH17 sono attivi contro patogeni extracellulari come batteri e funghi.
    I linfociti Treg (regolatori/soppressori) sono essenziali per far sì che il sistema immunitario tolleri sostanze estranee non dannose — polline, cibo e antigeni ambientali — garantendo così una risposta immunitaria appropriata. Sembra che questo meccanismo di regolazione, in grado di spegnere la risposta immunitaria quando necessario, sia difett