I prebiotici sono un tipo particolare di fibra alimentare, fonti di carbonio per la crescita e lo sviluppo del microbiota intestinale, l’enorme popolazione di batteri che vive nel nostro apparato digerente, in particolar modo di specie ritenute benefiche. Si tratta quindi di sostanze in grado di indurre delle modifiche nella composizione del microbiota, con effetti sulla nostra salute che sono al centro di un gran numero di studi.

La più recente definizione di prebiotico, frutto di anni di lavoro, indica che si tratta di:

un composto non digeribile che, attraverso la metabolizzazione da parte del microbiota intestinale, ne modula la composizione e/o l’attività, apportando così un effetto fisiologico positivo all’organismo ospite.

In pratica tutti i prebiotici appartengono al grande gruppo delle fibre alimentari, ma presentano delle caratteristiche particolari che li rendono una categoria a se stante. Tre i requisiti fondamentali:

  • sono in grado di resistere indenni agli acidi gastrici, non vengono digeriti dagli enzimi gastrici ed intestinali e non sono assorbiti a livello del tenue;
  • sono fermentati dal microbiota intestinale;
  • stimolano in maniera selettiva la crescita o l’attività di specie batteriche associate ad una condizione di salute e benessere.

Quando i prebiotici vengono utilizzati come ingredienti per la preparazione di cibi o integratori è essenziale che non siano modificati o degradati durante i processi di preparazione, in modo da rimanere disponibili per i processi metabolici batterici a livello intestinale.

Lo studio dei prebiotici e del loro effetto sulla salute è estremamente complesso, riflesso del complesso rapporto che lega il microbiota intestinale al proprio ospite; negli ultimi anni i lavori sul tema si sono moltiplicati visto anche il grande interesse a livello commerciale per queste particolari sostanze, tanto che anche WHO, FDA, FAO e EFSA hanno pubblicato definizioni e regolamenti per la promozione e la commercializzazione di questi composti. [1, 2, 3]

Gli effetti positivi dei probiotici sul microbiota e sulla salute, cosa sono, in quali alimenti si trovano

I legumi sono alimenti molto ricchi di prebiotici, in particolar modo GOS

Prebiotici: quali sono e dove si trovano

Esistono diverse categorie di prebiotici e alcune di queste hanno mostrato di avere effetti positivi per la salute.

FOS, oligofruttosio e inulina

Sono polimeri del fruttosio, conosciuti anche come fruttani, e si trovano in un gran numero di vegetali, da cereali come il grano, il farro e l’orzo, a ortaggi come la cipolla, l’aglio e tutte le liliacee in generali, i carciofi, gli asparagi e la cicoria. Tutti questi composti promuovono la crescita di bifidobatteri, con effetti diversi a seconda della lunghezza della catena.

Betaglucani

Sono composti presenti nelle pareti cellulari dell’endosperma di alcuni cereali, in particolar modo orzo e avena, funghi e alghe. Il loro effetto sul microbiota dipende dalla loro struttura che presenta notevoli variazioni a seconda del vegetale di provenienza.

GOS

Galatto-oligosaccaridi, sono polimeri costituiti da galattosio e glucosio, presenti soprattutto nei legumi, fagioli, lenticchie, ceci, piselli e fave, e nel latte, quello umano in particolare. Anche in questo caso l’effetto sul microbiota, in particolar modo  Bifidobacteria e Lactobacilli, dipende da purezza, grado di polimerizzazione e dose assunta.

Isomaltooligosaccaridi

Si tratta di miscele di polimeri del glucosio a catena molto corta, ottenuti per idrolisi di amido, in genere di mais, con vari enzimi: i componenti principali sono isomaltosio, isomaltotriosio e panosio. È uno dei prebiotici meglio tollerati dagli adulti, che possono assumerne dosi prossime ai 30 grammi giornalieri senza effetti collaterali.

Gomma di guar

Si tratta di un polimero formato da galattosio e mannosio estratto da una leguminosa, Cyamopsis tetragonolobus, tipica del subcontinente indiano. Il polimero forma una sospensione viscosa in grado di modulare l’assorbimento intestinale di grassi e proteine. È ampiamente utilizzato come additivo nell’industria alimentare e in etichetta è indicato con la sigla E412.

Amido resistente e maltodestrine

L’amido resistente è in grado di resistere all’azione degli enzimi digestivi e può essere fermentato da diverse specie batteriche presenti nell’intestino. Può essere incluso in granuli non accessibili all’azione di enzimi, come avviene per orzo e avena non macinati, o può formarsi per retrogradazione  ossia in seguito a cristallizzazione di amido precedentemente riscaldato.
Le maltrodestrine sono polimeri complessi del glucosio ottenute attraverso processi industriali di vario tipo: la materia prima di solito è l’amido di mais, frumento, avena, riso o patata.

Lattulosio