Il Reflusso gastroesofageo è un problema che riguarda una percentuale molto elevata della popolazione, con sintomi che possono essere estremamente fastidiosi e una prevalenza in continua crescita. Le cause e i fattori di rischio sono molteplici, le manifestazioni molto varie ma essenzialmente caratterizzate da un dolore nella zona dello sterno; il trattamento può iniziare da interventi sullo stile di vita e sulla dieta.

Il Reflusso gastroesofageo si ha quando il contenuto acido dello stomaco rifluisce nell’esofago, provocando una sensazione di bruciore dietro lo sterno e rigurgito acido. Nei casi più gravi il materiale acido può erodere la parete dell’esofago favorendo la comparsa di patologie più gravi, come l’esofago di Barrett.

Bruciore e rigurgito sono sintomi molti comuni e nel caso siano sporadici devono essere considerati normali. Si parla di patologia quando queste manifestazioni superano una certa soglia di frequenza: circa il 10% della popolazione, nei paesi occidentali, riferisce di avere questi problemi quotidianamente, una percentuale molto elevata. Di questi oltre il 65% ha sintomi sia durante il giorno sia durante la notte e in quest’ultimo caso i fastidi possono interferire in maniera severa con la qualità del sonno, portando a una progressiva riduzione delle prestazioni lavorative. Un problema che ha quindi risvolti economici importanti, anche per l’astronomica cifra spesa per i farmaci utilizzati per il trattamento, stimata intorno ai due miliardi annui nei soli USA.

Le cause del reflusso gastroesofageo

Le possibili cause del reflusso sono molte e coinvolgono meccanismi genetici e ambientali. Il reflusso occasionale non è considerato una malattia mentre manifestazioni costanti, accompagnate da sintomi e dolori, con un progressivo aggravamento nel tempo, sono patologiche e possono evolvere verso situazioni ben più gravi.

Alla base di tutto ci sono problemi meccanici a livello dello Sfintere Esofageo Inferiore (SEI), una struttura muscolare tra la parte terminale dell’esofago e lo stomaco che funziona come una vera e propria barriera che impedisce al contenuto estremamente acido dello stomaco di rifluire nell’esofago.

In condizioni normali lo sfintere si apre soltanto per permettere il passaggio del cibo dall’esofago allo stomaco, per richiudersi subito dopo. Questo processo è controllato dal sistema nervoso e da diversi ormoni: quando lo sfintere si rilassa nel momento sbagliato o quando la pressione che esercita è ridotta, aumenta la probabilità che il materiale acido dello stomaco possa risalire nell’esofago.

In alcuni soggetti questo è accompagnato anche da alterazioni della peristalsi dell’esofago — la ritmica contrazione della parete muscolare dell’organo che permette di spingerne il contenuto verso lo stomaco — fatto che contribuisce a prolungare ulteriormente il contatto del materiale acido con le pareti esofagee.

Anche uno svuotamento gastrico molto lento può contribuire al reflusso, aumentando il rischio che il materiale presente nello stomaco — a causa di movimenti peristaltici poco efficienti, che normalmente tendono a spingerlo rapidamente verso la parte terminale dell’organo — possa rifluire nell’esofago. La velocità di svuotamento dello stomaco è funzione del contenuto energetico, del volume e della digeribilità del cibo consumato: tutti i macronutrienti rallentano il processo, con un effetto più marcato per i grassi. Altri fattori che possono influire sono i metodi di cottura e preparazione utilizzati: alimenti omogenizzati presentano un transito più rapido mentre alcune forme di cottura, la frittura in particolare, rallentano notevolmente lo svuotamento gastrico. La regolazione di questo processo è quindi molto complessa e coinvolge il sistema nervoso centrale, il nervo vago e tutta una serie di sostanze che modulano l’attività contrattile dello stomaco e dell’intestino.

Diversi studi indicano che sovrappeso e obesità sono legate ad una aumento dei sintomi del reflusso: la causa principale pare essere di natura meccanica, con il grasso viscerale in eccesso che esercita pressione sullo stomaco, spingendone il contenuto in alto, verso l’esofago, particolarmente quando il soggetto è disteso. Una situazione analoga può presentarsi negli ultimi mesi della gravidanza, a causa delle aumentate dimensioni dell’utero e, probabilmente anche a causa dei cambiamenti ormonali che si verificano in questo periodo.

Alcuni cibi e diverse bevande possono contribuire ad aggravare il malfunzionamento dello sfintere esofageo inferiore. L’alcol, oltre che tutti i rilevanti effetti negativi cui è associato, è anche responsabile del rilassamento dello sfintere, effetto determinato anche da caffè, e tutti i prodotti contenenti caffeina, bevande che oltretutto stimolano la produzione di acidi gastrici. Anche la menta, aglio e cipolla hanno effetto simile, mentre  agrumi e pomodori possono causare irritazione della parete dell’esofago.

Modalità e tempistica del consumo dei pasti possono contribuire al problema, soprattutto in quei soggetti che consumano pasti molto abbondanti che, a causa del volume di materiale ingerito, possono provocare un forte aumento della pressione gastrica. Fenomeno amplificato quando il soggetto si corichi subito dopo il lauto pasto.

Il fumo di sigaretta irrita la parete dell’esofago e può contribuire al rilassamento dello sfintere esofageo inferiore e va quindi evitato (e questo è il problema minore con il fumo. Molto minore).

La presenza di un’ernia iatale è un altro importante fattore di rischio. L’ernia iatale è la protrusione di una parte dello stomaco attraverso il diaframma, il muscolo che separa la cavità toracica da quella addominale, muscolo attraverso cui passa l’esofago per raggiungere lo stomaco. Questa protrusione cambia l’angolo con cui l’esofago si inserisce sullo stomaco e indebolisce il legamento esofageo anteriore. Inoltre, se l’ernia è molto grande, è possibile che vi si raccolga una discreta quantità di acido che molto facilmente può risalire lungo l’esofago provocando bruciore e dolore.

Alcuni farmaci — contraccettivi orali e farmaci contenenti progesterone, aspirina, farmaci antinfiammatori non-steroidei e corticosteroidi—  possono causare bruciori di stomaco. Il contributo di alcuni antidepressivi, tranquillanti e calcio-antagonisti è dovuto invece alla loro azione rilassante sullo sfintere esofageo inferiore.

Il reflusso è spesso associato con l’asma, anche se non è chiaro quale delle due condizioni sia causa dell’altra. Anche malattie associate al reflusso sono diabete, ulcere e esofagite eosinofila, una patologia caratterizzata da elevata presenza di eosinofili, una particolare popolazione di globuli bianchi associata a reazioni allergiche, nella parete dell’esofago. I sintomi sono molto simili a quelli dell’esofagite da reflusso, accompagnati dalla sensazione di avere qualcosa bloccato nell’esofago. È una patologia più frequente nei bambini e nei giovani, più spesso di sesso maschile.  [1, 2, 3]

Reflusso gastroesofageo,cause, diagnosi e dieta

La caffeina è una delle sostanze in grado di favorire la comparsa di reflusso, vista la sua azione rilassante sullo sfintere esofageo inferiore

Diagnosi e trattamento del reflusso gastroesofageo

La diagnosi di reflusso spetta al medico. Il paziente può essere di grande aiuto fornendo indicazioni dettagliate sui sintomi e sulle circostanze in cui questi si manifestano.

Dolore dietro lo sterno, rigurgito acido,